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La nostra storia... 1919 1920-1930 1930-1940 1940-1948 1949 1951-1960 1960-1980 1980-1990 1990-2000 2000-2014 2014-oggi
All’inizio degli anni Trenta la notizia e l’evento dominanti riguardano la depressione economica americana, che viene esportata anche in Europa. Le cose alla Sacmi non appaiono particolarmente preoccupanti. Il bilancio 1930 dà queste risultanze: Capitale Sociale lire 47.500, Fatturato lire 411.687, Utile Netto lire 522, soci 13, dipendenti 23.Il 25 marzo 1930, in occasione dell’annuale assemblea dei soci, fu deciso di donare alla Cnas (Cassa nazionale assicurazioni sociali), madre dell’attuale Inps, la somma di un milione, con l’obiettivo di concorrere alla spesa per costruire un sanatorio sui colli di Montecatone. La Sacmi in questo periodo allarga la propria opera ad altri lavori: per le Ferrovie dello Stato e per la Cooperativa Ceramica di Imola. La Cooperativa Ceramica, trasferitasi nella nuova sede, acquistò nuove macchine, segnatamente le presse a frizione tedesche Dorst con i nuovi forni intermittenti e continui. I meccanici della Sacmi eseguivano la manutenzione delle macchine. Vennero direttamente a contatto con gli strumenti per mezzo dei quali si faceva industrialmentela ceramica. Nel 1930 ha inizio anche la produzione delle macchine per aranci (lavatrice e spazzolatrice agrumi). Negli ultimi anni prima della guerra la Sacmi continua la sua attività produttiva. Le macchine per arance vanno bene, ma si inizia la costruzione di altre speciali macchine impastatrici per prodotti alimentari e chimici, macchine con strutture prevalentemente meccaniche. Con l’inizio del 1940 alla Sacmi si dovette cominciare a produrre commesse militari di vario tipo per conto di alcuni arsenali. Tale scelta, imposta dagli eventi e dal potere, non consentiva, contrariamente a ciò che accadeva ai grandi gruppi capitalistici, vantaggi economici, anzi le commesse erano scarsamente remunerative. L’unico aspetto positivo fu quello che, dovendo costruire pezzi per arsenali militari, bisognava produrre su disegno con tolleranze e con particolari norme di collaudo da rispettare, metodi che fino ad allora non erano mai stati applicati alle produzioni tradizionali. Sorse il problema di estendere le conoscenze di disegno meccanico agli operatori delle macchine utensili, di produrre pezzi fra di loro uguali, di diffondere in tutta l’officina un nuovo modo di produrre più avanzato che sarebbe servito in seguito. Nel 1940 i dati di bilancio furono: Capitale Sociale lire 84.750, Fatturato lire 1.585.373, Utile Netto lire 15.675, soci 13, dipendenti 66. Furono anni veramente difficili, in ogni senso. I nuovi assunti, tutti giovanissimi, molti provenienti anche dalla locale scuola industriale, si resero indispensabili per istituire il doppio e triplo turno, specie per le macchine utensili, che furono potenziate sia come quantità che come qualità. Le ore straordinarie erano diventate una consuetudine.
La Cooperativa costruisce la prima macchina per aranci

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