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Nella nuova sede di Viale De Amicis le macchine vengono avviate ai primi di gennaio del 1949. Il fatturato raggiunge lire 62milioni, ma l’utile netto è esiguo (appena lire 31.850). Il capitale sociale è di lire 1.681.000. I soci arrivano a quota 32 e i dipendenti sono 52. Ora la Sacmi ha 84 unità lavorative. Finalmente si può pensare all’impostazione di un programma di commercio con l’estero, che metta in grado l’azienda di competere, sia pure in tono sommesso, con la concorrenza. La disponibilità della nuova sede, una sistemazione più razionale, l’aggiunta di altre attrezzature permettono di completare e definire meglio gli studi e le esperienze già maturati sulle presse per ceramiche, e cominciare ad applicare sulle stesse alcuni primi meccanismi che porteranno successivamente alla completa automazione. Nel ‘49 un costruttore bolognese di tappi a corona si rivolse al tecnico della Sacmi per proporgli lo studio di un progetto e l’eventuale costruzione di una pressa semiautomatica multipunzoni che potesse sfruttare integralmente i fogli di lamiera che esistevano sul mercato. Presse ad alta produttività esistevano solo negli Usa, dove è nato il tappo a corona, ma lì venivano impiegati fogli di lamiera con altre dimensioni e con un costo proibitivo non confacente al mercato italiano ed europeo. Tutti i dati raccolti portarono alla conclusione che il sistema era sprovvisto di una macchina specialistica di alta produttività.
Terza sede in Viale De Amicis

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